A cosa serve la MINDFULNESS

Tutti conosciamo la parola meditazione, e pensiamo di sapere cos’è la presenza. Esserci.

La presenza va al di là del semplice essere in un luogo, la presenza è il modo in cui siamo in quel luogo, è qualcosa che si percepisce nell’aria, che si può quasi toccare.
Essere presenti è una presa di posizione nel senso che si prende letteralmente una posizione nello spazio.
È l’atteggiamento con cui si affronta la vita e rispecchia l’energia e la chiarezza che mettiamo nelle cose e nelle situazioni.
È qualcosa che ha a che fare con la dignità e con il valore ma anche con l’intenzione, come se tutto il corpo nella presenza dichiarasse l’impegno a esserci e a connettersi con il tutto.

Rimanere presenti influisce su tanti aspetti della nostra vita: sulla percezione del tempo e dello spazio, sulla gestione delle emozioni e dei pensieri.
La presenza influenza anche l’impatto sulle aspettative, la comprensione dei bisogni, desideri e paure.

Quando emozioni del genere – paura, preoccupazione, rancore, tristezza – sorgono e cominciano ad agitarvisi dentro, potete cercare di esserne consapevoli; potete giocare a « vedere che effetto fa » restare insieme a quelle emozioni e limitarsi a respirare con loro un po’ più a lungo di quanto abitualmente credete di poter sopportare. In quei momenti potete sempre chiedervi se la consapevolezza che avete del disagio o dell’agitazione sia a sua volta scomoda o agitata.

Jon Kabat-Zinn


Quando dico che meditare aiuta a rimanere nel tempo presente, non significa cancellare il passato o evitare il futuro. Rimanere nel qui ed ora significa aumentare la consapevolezza di sé, accrescere il proprio potere personale e sviluppare la volontà.
Quando parlo di potere personale non intendo un potere sugli altri, nel senso di controllo o dominio, ma potere su di sé, come POSSIBILITÀ, capacità di allargare uno spazio interiore di pace e riuscire a stare anche con emozioni scomode.
Saper stare e gestire anche emozioni che provocano disagio, aiuta a non re-agire a un impulso, ma agire: agire in modo consapevole, dove quest’azione nasce all’interno di quello spazio e di quel tempo CONSAPEVOLI prima della risposta.

È così, riempiamo il tempo che abbiamo e poi ci chiediamo dove sia andato a finire. Ci distraiamo, deviamo il corso dei nostri pensieri come si può deviare il corso di un fiume; poi arriva uno di quei momenti in cui, per qualche istante, ci appare tutto più chiaro e più a fuoco, e ci chiediamo a che punto siamo, nella nostra vita, tanto ci sentiamo lontani dal traguardo, lontani dalle nostre aspirazioni più profonde, dalla soddisfazione, dalla pace, dalla sensazione reale di essere « a casa » in noi stessi e profondamente connessi con gli altri.

Jon Kabat-Zinn


Il segreto è riuscire a centrarsi su di sé per ampliare lo spazio tra lo stimolo (che provoca l’emozione) e la risposta (azione consapevole).
Ampliare questo spazio significa spezzare uno schema comportamentale che porta a una risposta impulsiva, rigida e ripetitiva dovuta ai condizionamenti sociali, culturali, familiari, personali. Rompendo questo schema siamo liberi di scegliere un altro comportamento che conduce a risposte diverse, flessibili, adeguate alle circostanze e creative.
Rompere gli schemi ripetitivi e limitanti consente di uscire dal loop delle solite situazioni.
Significa creare ricchezza e abbondanza.
Significa libertà di scelta.

la MINDFULNESS, con la sua attenzione al respiro e al corpo, ti porta naturalmente a trovare quello spazio di pace dentro di te all’interno del quale nasce la consapevolezza.
Da quello spazio è possibile gustare la vita e assaporarla senza mettere il pilota automatico.

Praticare la Mindfulness è prenderti cura di te, accoglierti e comprendere tutte le parti, senza giudizio. È guardarti dentro invece che fuori, ascoltarti, sentirti viva. E tutto in modo INTENZIONALE.
Non è qualcosa che fai ma qualcosa che SEI.
È una modalità legata al tuo ESSERE e non al tuo ruolo nella società o nella famiglia.

Per andare al sodo: anche se ci lamentiamo di non avere mai abbastanza tempo, può darsi che in realtà abbiamo paura di averne a disposizione. Forse abbiamo paura di quello che potrebbe accadere se non lo riempissimo, se smettessimo di interromperci e ci limitassimo a installarci nel presente, anche solo per pochi attimi. Forse abbiamo esattamente la giusta quantità di tempo, solo che abbiamo dimenticato come ci si mette in una relazione saggia con esso.

Jon Kabat-Zinn


Quante volte nella tua giornata ti senti presente?
Quante volte inserisci il pilota automatico?
Quante volte nella tua giornata scegli consapevolmente le tue risposte?
Quante volte ti lasci uno spazio di “vuoto fertile”?


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *