NELLE TERRE SELVAGGE 

I Territori inesplorati dentro e fuori di noi.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura
Che la diritta via era smarrita.”
D. Alighieri

Le “Terre Selvagge” rappresentano il periodo di crisi dovuto a un avvenimento qualunque che ci porta fuori dai nostri soliti schemi, ci trasforma e ci permette quindi di ritornare a casa cambiate, più forti e più vicine alla nostra vera natura istintuale. Quella che la Pinkola Estès chiamerebbe la Donna Selvaggia.
Ogni donna ha un suo vissuto e ogni donna ha avuto un momento o più della sua vita in cui  si è sentita come se il terreno le mancasse sotto i piedi. Per ognuna di noi gli avvenimenti possono essere diversi. Qualcuna ha perso una persona cara, qualcuna ha avuto una crisi dopo la separazione dal marito, oppure dopo aver perso il lavoro. Qualcuna, come me, si è resa conto che stava vivendo una vita non sua, non vera, la vita che qualcun altro avrebbe voluto per lei, seguendo una mappa già scritta.
Non importa cosa, ma in ogni caso a tutte prima o poi capita qualcosa che fa smarrire l’equilibrio. 
Quel momento può rappresentare la “chiamata” dell’eroe o meglio dell’eroina in questo caso, oppure essere l’attimo in cui si entra in un tunnel da cui sembra impossibile uscire.
La differenza è data dal modo in cui si attraversano le terre selvagge, i luoghi sconosciuti dentro di noi e che a un certo punto siamo costrette a percorrere, ma che non conosciamo, e che quindi temiamo. 
Ma attraversare questi luoghi è l’unico modo per arrivare dall’altra parte e portare con noi gli insegnamenti che là riceviamo, in poche parole: crescere.
Spesso la crisi è scatenata da una perdita, ma quello che in realtà ci destabilizza è la mancanza, da quel momento in avanti, della relazione che avevamo con quello che abbiamo perso e che in qualche modo ci definiva. Essere consapevoli dei benefici della trasformazione e non negare la crescita a causa dell’attaccamento a quello che si era, è un passo fondamentale per andare avanti.
Ogni crisi è un rito di passaggio, un viaggio dell’eroe. 

“Penso che una buona vita sia un viaggio dell’eroe dopo l’altro. Ripetutamente siamo chiamati nel regno dell’avventura, verso nuovi orizzonti. Ogni volta si presenta lo stesso problema: rischio? E se si rischia, ci sono pericoli e aiuti, realizzazione e fallimento. La possibilità di fare fiasco c’è sempre. 

Ma c’è anche la possibilità della felicità.”

J. Campbell”

A un certo punto a tutte noi è successo qualcosa che ha diviso in due il corso del tempo: prima c’era la vita normale, un attimo dopo, un mondo completamente diverso. 
Nella nostra vita accade un fatto per cui cambiano le priorità e viene in qualche modo a mancare la direzione.
Un avvenimento improvviso o comunque rivelatore, spesso mette fine a una fase della vita e inaugura un periodo di crisi personale.
La crisi è dovuta a un singolo episodio che però dà il via a un lungo periodo di lutto e dolore per una fase della vita che si chiude: rappresenta quindi un momento di passaggio tra ciò che è stato e ciò che sarà.
E’ una zona di transizione definita nel tempo e nello spazio. In altre parole la crisi è un avvenimento istantaneo, che si conclude, ma quello che rimane sono le conseguenze, e sono quelle che poi fatichiamo a gestire, in quanto apportano trasformazione e cambiamento ai nostri binari.
Il momento critico di solito è dovuto a una perdita improvvisa, e le perdite possono cambiare una vita ma si possono manifestare in molti modi:
perdita del lavoro
perdita delle convinzioni
perdita della salute
perdita del senso delle cose
perdita di una persona importante
perdita della fiducia
ecc..
Le persone normalmente, prese dal dolore per quello che è venuto a mancare, focalizzano la propria attenzione e il loro pensiero sull’oggetto che non c’è più, spostando quindi il centro all’esterno di sé.
Eppure.
E’ fondamentale capire che ciò che si piange e si è perduto è anche qualcosa che dava un senso al proprio sé e che ora non c’è più. Quello che perdiamo, è anche la  relazione che avevamo con l’oggetto perduto e  che ci definiva:
Chi sono io adesso che non sono più definita da quella relazione/lavoro/ideale/ ecc…..?????
Come si reagisce di fronte a una perdita o a un dolore inaspettato?
Come si affronta un momento di transizione?
Ognuna ha o non ha risposte, ognuna ha o non ha reazioni. 

“Ogni crisi personale, per quanto profonda, turbolenta e traumatizzante possa essere, reca con sé un elemento positivo: indica la via a un possibile cambiamento interiore, alla scoperta di nuove potenzialità e nuovi valori.”

S. e C. Grof.

Questo spazio è sconosciuto, in quanto abbiamo perso la definizione di noi stessi a causa della perdita della relazione con “l’oggetto” che è venuto a mancare.
Questa situazione può provocare stati di malessere, ansia, e persino depressione. Una sorta di alienazione può invadere il nostro animo, non abbiamo più voglia di fare nulla e ci lasciamo trascinare in una spaventosa routine quotidiana, fatta di cose che non ci interessano, come se stessimo vivendo la vita di un altro.
Eppure.
Qualcosa da dentro ci dice che non è così che dovrebbe essere, qualcosa ci spinge a cercare un modo per uscire dal blocco che stiamo vivendo.
Nel caos che ne deriva nasce il bisogno di orientarsi in un tempo e uno spazio nuovi.
E’ necessario trovare la propria strada, apportare una trasformazione, ma ancora non si sa quello che avverrà e il modo in cui la nostra vita cambierà. E il non sapere porta alla paura, e allo smarrimento.
Nelle Terre Selvagge infatti si può trovare una parte importante di sé o perdere l’orientamento e non sapere più da che parte andare.
Eppure.
Non c’è modo di non attraversarle!!
Qualcosa è successo e dobbiamo affrontare le conseguenze.
Per me è stata illuminante la storia de “La Loba” in Donne che corrono coi lupi. La vecchia che nel deserto raccoglie le ossa, le sceglie, le ricompone, e poi canta la canzone che le riporta in vita. 
Perchè il viaggio dopo la crisi è come attraversare un deserto. La vita nel deserto è spesso sotterranea e si aggrappa all’ultima goccia d’acqua, lì la natura deve scegliere cosa deve vivere e cosa deve morire.
Questo è anche quello che ho avuto bisogno di imparare, questo è il grande lavoro che ci aspetta nelle Terre Selvagge: comprendere quanto attorno e dentro di noi deve vivere e cosa invece deve morire.

“Il nostro lavoro” dice la Estès “consiste nell’apprendere il ritmo di entrambe le cose, consentire a ciò che deve morire di morire, e a ciò che deve vivere di vivere”

…consentire a ciò che deve morire di morire…
L’essenza del lasciare andare.
Difficile.
Questa conoscenza non viene dal cervello ma dalla pancia.
Può dunque essere il momento in cui prestare attenzione a quella bussola interiore che è l’intuito.
Bisogna fermarsi ogni tanto e (come quando ci si trova in un luogo sconosciuto) andare avanti solo quando l’istinto ci dice che va tutto bene.
Purtroppo non siamo abituati a fare questo, viviamo in una cultura che privilegia la logica e il ragionamento, i fatti scientifici, piuttosto che l’intuizione.
E siccome fin da piccoli ci dicono che dobbiamo usare il cervello (e non la pancia), sopprimiamo le nostre capacità intuitive. In realtà noi percepiamo ancora, ma non crediamo a quello che i nostri occhi non vedono. Non ci autorizziamo a ricevere informazioni che non si possono spiegare razionalmente e perciò alla fine non le cerchiamo nemmeno.
Eppure.
Nella mia esperienza ho imparato che il fatto che ne siamo consapevoli oppure no, non importa: le intuizioni sono comunque disponibili in qualunque momento. Il problema sta nel coglierle. E per coglierle dobbiamo essere convinti che siano utili, che ci forniscano informazioni che ci possono condurre nella giusta direzione.
Il difficile è che per ascoltare l’intuito, è necessario mettersi in profondo contatto con le proprie emozioni, ascoltare la pancia, e restare nell’accoglienza e nella fiducia.
Ogni giorno mi accorgo del fatto che seguire il mio intuito mi aiuta anche nelle piccole cose quotidiane. A volte mi guida ad aiutare gli altri, in modi del tutto imprevisti e inaspettati. Si manifesta come sensazione nello stomaco, o come una voce muta nella testa, non so dove mi condurrà, ma so che proviene dal profondo della mia pancia, dal profondo della mia mente, dal profondo della mia anima.
Nelle Terre Selvagge si seguirà l’intuito ovunque esso conduca?

“Sappiamo sempre qual è la strada migliore da seguire, ma seguiamo solo la strada a cui siamo abituati.”

Paulo Coelho

Che si segua l’intuito oppure no, quando ci si trova nelle Terre Selvagge le scelte che si fanno hanno una grande importanza.
Attraversare le Terre Selvagge significa attraversare il proprio mondo interiore, e questo può essere un pericolo o un’opportunità. Potremmo trovarci qualcosa che non ci piace e arrenderci prima di cominciare, cadere in depressione, rimanere in acque stagnanti, oppure potremmo varcare la soglia del nostro mondo interiore con fiducia e cogliere l’occasione per capire chi siamo in realtà, chi siamo noi al di là dei legami e delle relazioni che ci definiscono o con cui ci definiamo.
E’ attraverso le proprie decisioni che si acquisisce un più definito senso di identità. Prendere decisioni a piccoli passi, comprendere che ogni scelta è significativa ed è un’opportunità per capire se la strada che abbiamo seguito finora è giusta per noi o se è il caso di cambiarla, vuol dire accorgersi se la via su cui siamo ci appartiene o se qualcun altro l’ha asfaltata per noi.
Tutto questo può contribuire alla fase della vita successiva alla crisi, e consentire di avvicinarsi a chi realmente si può essere.
Nel frattempo però viviamo momenti di difficoltà e squilibrio.
E’ possibile vivere questi  momenti, sapendo che si tratta di fasi del proprio percorso che hanno un senso?
Chi ci può rassicurare sul fatto che il nostro viaggio nelle Terre Selvagge è un viaggio di trasformazione che ha uno scopo finale?
Sapere questo farà la differenza.
Comprendere questo darà all’esperienza un SIGNIFICATO.
Quanto è importante per me il significato! Durante il mio percorso personale ho consapevolizzato che la mia domanda più ricorrente, quello che mi faceva stare peggio nelle situazioni di difficoltà, quello che più mi faceva sentire confusa, era il non sapere il PERCHE’. Non riuscire a dare un significato agli eventi sgradevoli della mia vita non mi regalava pace, e soprattutto non mi dava la chiarezza che cercavo.
Il problema era che la risposta non la cercavo dove avrei potuto trovarla, la cercavo fuori, la volevo dagli altri.
Eppure.
Un frammento di risposta, alla fine l’ho trovata. La risposta ero io, e nessuno fuori da me poteva darmi il significato.

Ispirazioni da:

  • C. P. Estès – Donne che corrono coi lupi
  • J. S. Bolen – Artemide
  • J. Campbell – Percorsi di felicità
  • C.G. Jung – Gli archetipi dell’inconscio collettivo
  • A. Van Gennep – I riti di passaggio
  • M. S. Furia – Riti di passaggio
  • S. e C. Groff – La tempestosa ricerca di se stessi
  • H. Sawyer- Il potere dell’intuito
  • V. Mielczareck – I nove segreti dell’intuito 

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